Il giorno che successe lei indossava una camicetta leggera, e il freddo inaspettato di quella sera di inizio settembre se lo sentiva sulla pelle in mille piccoli brividi.
Il brivido più grande però fu vedere lui, che mancava ai suoi occhi da due mesi. Giorno più, giorno meno. Due mesi lunghissimi, nei quali la sua assenza si era trasformata in qualcosa di dolente e solenne; giusto i due mesi che servivano a lei per capire che si, lo voleva. Che non era un amico, che era qualcosa di più. Che riusciva a mancarle in un modo acuminato e continuo, e che serenità significava averlo accanto.
Lo capì un poco alla volta, anche se a lei parve di saperlo, improvvisamente, una mattina. Lo seppe quando alla gente che le chiedeva cosa ci fosse che non andava avrebbe potuto rispondere: "mi manca lui". Non lo fece mai, ovviamente.
Quella sera vide la macchina parcheggiata nel vialetto. Mantenendo la calma arrivò alla sua porta, ma il cuore le esplodeva nel petto come non mai. Lui non se ne sarebbe dovuto accorgere.
Poi le aprì la porta, e quello che vide nei suoi occhi color castagna fu quello che avrebbe potuto vedere in uno specchio: un sollievo urgente, una meraviglia infinita. Si abbracciarono dolcemente, come se il dolore di quel lungo mese di distanza si fosse spento solo attraverso quell’abbraccio …
E quando si guardarono negli occhi la seconda volta, non poterono che baciarsi. Semplicemente, banalmente. Un bacio di fretta, uno solo, perché la casa di lui era piena di gente e di rumore, ma uno sguardo identico, un'identica promessa.
Si presero per mano entrando in casa, non si lasciarono più.
... cucciolo mio mi manki un casino ...
x favore nn infrangere la nostra piccola promessa...
sai qnt ci tengo !! ti amo...